sabato, 02 gennaio 2010

L'ombra di noi




Ho perduto te e me.

Nulla di quello che sei è mio;

irriconoscibile ti muovi

ombra di noi.

Il dolore sordo

con una mano mi stringe,

in ondate circolari

stritola, il poco senno

rimasto in tasca.

Il dolore non riesce a finirmi,

vorrei che accadesse

con un solo colpo,

preciso come quello

di un cecchino.

Sarebbe la fine gloriosa

di quella che resta e non serve.


giovedì, 31 dicembre 2009

Diversamente viva





Cammino, diversamente viva,
il non sentire del cuore;
mi chiedo spremendo mandarini
se questo muovermi è ancora vita.
La notte del giorno mi accompagna:
pietosamente occulta,
maternamente stringe,
colpevolmente accetto.
lunedì, 29 giugno 2009

Un corpo sparso

I piedi e il cuore
sono troppo lontani
per riuscire a scambiarsi
parole sensate.
Lo stomaco e il cuore
sono troppo vicini
per non farsi danni
a vicenda.
Piedi, cuore, stomaco:
pezzi di un corpo
sparso su una strada
bruciata dal sole.

mercoledì, 03 giugno 2009

Atto III

 

 

La donna esce dalla cucina.

 

Un salotto arredato con mobili antichi. Una grande libreria zeppa di libri sovrapposti in doppie e triple file, corre lungo un muro. Un divano risalente alla fine dell’ottocento, rivestito in velluto verde salvia, accompagnato da due poltroncine gemelle, contorna lo spazio davanti al caminetto spento.

In prossimità della grande finestra si trova una scrivania coperta di fogli sparsi, tra i quali svetta un computer portatile acceso dove lo screensaver riproduce improbabili immagini futuriste. Alle pareti sono disposti con gusto, diversi quadri raffiguranti paesaggi lacustri. Un grande arazzo che racconta di una merenda estiva consumata nei prati da damigelle gentili e cavalieri coraggiosi, rapisce lo sguardo di chi entra. Sopra il caminetto, è appeso un volo d’anitre di porcellana; i quattro uccelli che compongono lo stormo sono rivolti verso l’ingresso, come a tentare un’impossibile fuga. Nell’eleganza complessiva dell’ambiente si nota qualcosa di spiacevole, un che di abbandonato, di arreso.

 

La donna entra nel grande salotto e si siede sul divano, in attesa. I suoi capelli sono ora composti in uno chignon, si è cambiata d’abito. Indossa una gonna di lino color kaki e una camicetta bianca dello stesso tessuto, è scalza. Il suo viso non dimostra nessuna emozione, fissa il caminetto, immobile.

 

“Mamma, ti ho chiamato infinite volte, ma perché non hai risposto, mi hai fatto preoccupare, sai?”

 

Un giovane uomo con i capelli neri e lucidi come le piume di un corvo, le si avvicina trafelato. Nei tratti del viso è del tutto simile a lei. Ha grandi occhi scuri contornati da lunghe ciglia, il naso perfetto e la bocca con labbra vermiglie carnose. È alto e robusto, vestito con cura, ma senza affettazione. Si toglie la giacca che appoggia su una poltroncina e si accomoda accanto alla donna. Le prende una mano e la stringe tra le sue.

 

“Mamma, allora…non ti senti bene?”

 

La donna sposta lo sguardo sull’uomo. Lo fissa. Per un istante sembra non riconoscerlo, poi gli occhi si illuminano, la bocca si apre in un sorriso dolce.

 

“Sto bene Eugenio, non dovevi preoccuparti. Quando sei tornato da Madrid?”

“Ieri sera. Ho delle cose da fare qui ma dopodomani riparto. Ti trovo bene mamma. Papà?”

“E’ a Roma.”

“Uhm, ancora?”

“Si, non sarà di ritorno che alla fine del mese”

“Adele non c’è? ”

“No, è in ferie, tornerà lunedì, me la cavo benissimo lo stesso, non stare in ansia tesoro.”

“Ok allora, devo andare mammina, ti chiamo più tardi ma rispondi al telefono mi raccomando!”

“Certo, lo farò.”

 

L’uomo si alza e indossa la giacca. Si china e bacia la donna sulla fronte. La donna lo guarda e di nuovo il suo sguardo cambia, come se avesse di fronte un estraneo.

 

“Ciao mammina, buona giornata.”

Dice l’uomo quando è già scomparso dalla vista. Si sente la porta di casa aprirsi poi richiudersi e il silenzio ripiomba nel grande appartamento.  

lunedì, 18 maggio 2009

Atto l

 

Un giorno qualunque. E’ mattino, presto. Una donna è nella cucina di casa sua, seduta su una sedia di plastica blu con i profili in metallo lucido, di fronte a lei c’è un’altra sedia. Non ha dormito. Ha l’aria stanca. Indossa una tuta di ciniglia color azzurro-cielo. Non ha le scarpe ai piedi, ma solo un paio di calze bianche. Ha circa cinquant’anni, è magra, alta, i suoi lineamenti sono induriti e portano i segni di una bellezza classica, oggi sfiorita. Ha i capelli neri mescolati a fili bianchi trattenuti da due forcine in una crocchia disfatta. La donna fissa con intensità la sedia vuota che le sta davanti, come se qualcuno ci fosse seduto sopra.

“Credi che se mi concentrassi potrebbe accadere? Se ripensassi intensamente a me com’ero quel giorno, a quel mattino di luglio, a com’ero vestita, a cosa pensavo, credi che potrebbe succedere?”

Chiude gli occhi. Li riapre. 

 

“E se invece fosse sufficiente addormentarmi? Forse tutto questo è soltanto un sogno. Se dormissi sarebbe  possibile che al risveglio fosse di nuovo il luglio di trent’anni fa? Ma come faccio a dormire, non ci riesco. Ho paura di rifare ancora quel sogno. Quella casa grande, col tetto che crolla e io che tremo per il terrore e prego di non morire. Se solo ci fosse il modo di dormire e basta.”

 

Si alza, cammina avanti e indietro contorcendosi le mani.

Suona il telefono. La donna lo fissa ostile. Poi lo ignora. Il trillo continua per qualche secondo, infine ritorna il silenzio.       

martedì, 12 maggio 2009

Voglio essere Gatto

Guardiano del tetto,
guardo il sole
ad occhi chiusi.
Il possesso
annoia me
e le vibrisse vigili.
Il pranzo e la cena
hanno un prezzo
da pagare.
Sono un frammento
di natura, senza
padroni del mio prato.

domenica, 10 maggio 2009

L'albero amato

I piedi del salice
tremano
nell’acqua ferma.
I rami lacrimano
gocce trasparenti
di resina gialla.
La chioma leggiadra
ha ceduto in fretta
alla voce del vento.
L’albero amato
scuote inutilmente
i campanelli verdi.

mercoledì, 06 maggio 2009

In un sogno di colonna

Sulle rocce
consumate
da questo andirivieni,
si innalza la stalagmite.
Guarda in alto
cercando di toccare
la stalattite
di gocce d’anima.
I due castelli di calcare
si guardano,
in un sogno
di colonna.

martedì, 21 aprile 2009

Rivolto verso il muro

Se vuoi sbarazzarti di ciò che è falso e ritornare a ciò che è vero,
concentrati e acquieta la tua mente meditando rivolto verso il muro.
Sé ed altro, l'ottenebrato e il santo, sono tutti in uno.
Bodhidharma

Sono in un momento di vuoto, ho bisogno di una pausa, vi abbraccio tutti

giovedì, 16 aprile 2009

Madre Luna

Parlarti è facile
mi guardi immobile,
la faccia uguale
da mille anni.
Tendo la voce
ché arrivi alta,
in mezzo ai gridi
di molte anime.
Con gli occhi aperti
scruto la via
detta di latte,
ma sembra pece.
Ti prego oggi,
ascolta Madre,
il mio lamento
di donna fragile.
Raccogli i gemiti
del cuore stanco
fanne un panino
gettalo ai cani.

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