
La donna esce dalla cucina.
Un salotto arredato con mobili antichi. Una grande libreria zeppa di libri sovrapposti in doppie e triple file, corre lungo un muro. Un divano risalente alla fine dell’ottocento, rivestito in velluto verde salvia, accompagnato da due poltroncine gemelle, contorna lo spazio davanti al caminetto spento.
In prossimità della grande finestra si trova una scrivania coperta di fogli sparsi, tra i quali svetta un computer portatile acceso dove lo screensaver riproduce improbabili immagini futuriste. Alle pareti sono disposti con gusto, diversi quadri raffiguranti paesaggi lacustri. Un grande arazzo che racconta di una merenda estiva consumata nei prati da damigelle gentili e cavalieri coraggiosi, rapisce lo sguardo di chi entra. Sopra il caminetto, è appeso un volo d’anitre di porcellana; i quattro uccelli che compongono lo stormo sono rivolti verso l’ingresso, come a tentare un’impossibile fuga. Nell’eleganza complessiva dell’ambiente si nota qualcosa di spiacevole, un che di abbandonato, di arreso.
La donna entra nel grande salotto e si siede sul divano, in attesa. I suoi capelli sono ora composti in uno chignon, si è cambiata d’abito. Indossa una gonna di lino color kaki e una camicetta bianca dello stesso tessuto, è scalza. Il suo viso non dimostra nessuna emozione, fissa il caminetto, immobile.
“Mamma, ti ho chiamato infinite volte, ma perché non hai risposto, mi hai fatto preoccupare, sai?”
Un giovane uomo con i capelli neri e lucidi come le piume di un corvo, le si avvicina trafelato. Nei tratti del viso è del tutto simile a lei. Ha grandi occhi scuri contornati da lunghe ciglia, il naso perfetto e la bocca con labbra vermiglie carnose. È alto e robusto, vestito con cura, ma senza affettazione. Si toglie la giacca che appoggia su una poltroncina e si accomoda accanto alla donna. Le prende una mano e la stringe tra le sue.
“Mamma, allora…non ti senti bene?”
La donna sposta lo sguardo sull’uomo. Lo fissa. Per un istante sembra non riconoscerlo, poi gli occhi si illuminano, la bocca si apre in un sorriso dolce.
“Sto bene Eugenio, non dovevi preoccuparti. Quando sei tornato da Madrid?”
“Ieri sera. Ho delle cose da fare qui ma dopodomani riparto. Ti trovo bene mamma. Papà?”
“E’ a Roma.”
“Uhm, ancora?”
“Si, non sarà di ritorno che alla fine del mese”
“Adele non c’è? ”
“No, è in ferie, tornerà lunedì, me la cavo benissimo lo stesso, non stare in ansia tesoro.”
“Ok allora, devo andare mammina, ti chiamo più tardi ma rispondi al telefono mi raccomando!”
“Certo, lo farò.”
L’uomo si alza e indossa la giacca. Si china e bacia la donna sulla fronte. La donna lo guarda e di nuovo il suo sguardo cambia, come se avesse di fronte un estraneo.
“Ciao mammina, buona giornata.”
Dice l’uomo quando è già scomparso dalla vista. Si sente la porta di casa aprirsi poi richiudersi e il silenzio ripiomba nel grande appartamento.